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ANTICA LUCANIA
I Mestieri del passato
Artigianato locale e mestieri del passato
L’artigianato è una attività che coinvolge la creatività, la fantasia, l’intuito, l’intelligenza, dell’uomo oltre che le sue abilità tecniche.
Uno sguardo al passato, permette di verificare quanto questa attività abbia costituito per secoli "l’industria" dell’uomo: grazie ad essa egli è riuscito a procurarsi tutti quegli oggetti atti a soddisfare sia i suoi bisogni materiali che quelli estetico - spirituali.
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L’artigianato viene, perciò, praticato già dagli uomini primitivi, abili nel costruire attrezzi agricoli ed armi – in genere gli uomini – e nel lavorare pelli, tessuti, e vasi – in genere le donne -, trasmettendo queste esperienze e queste tecniche di padre in figlio.
In seguito, si attua la distinzione tra l’artigiano, colui che produce “con le sue mani” grazie alle conoscenze che gli sono state tramandate e l’artista che per la sua genialità esprime nella sua opera uno spirito creatore. Con l’avvento della rivoluzione industriale l’artigiano è costretto "a chiuder bottega"; si assiste allora, al "coma" dell’artigianato, da molti ritenuto irreversibile.
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Nasce, così, l’idea che esso sia un’attività produttiva in costante opposizione con l’industria, si pensa ad un ritorno alle tecniche, agli strumenti, ai materiali, ai modi di eseguire il lavoro di un tempo e quindi alla possibilità di un mitico ritorno all’età dell’oro, in cui l’artigianato abbia nelle sue mani potere, prestigio e ricchezza.

Ma questo non è possibile, va riconosciuto invece, che questa attività non è un settore produttivo da "restaurare", e se è da esso che deriva l’industria di oggi, questa non può ritenersi sua rivale. Il discorso, allora, non si chiude ponendo una drammatica scelta fra "industria e artigianato", ma affermando "l’industria e l’artigianato" in un rapporto di reciproca integrazione, in cui l’accento venga posto sull’uno e sull’altro termine del binomio, in relazione al tipo di realtà territoriale, in cui questi settori produttivi devono trovare il loro giusto spazio.
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Inoltre se si allarga l’orizzonte e si pensa ai Paesi sottosviluppati, l’artigianato non va più ritenuto come un’attività esemplificativa della loro civiltà ma, come l’attività base del loro progresso, per diventare un valido co-protagonista dello sviluppo economico. Gran senso e rispetto della vita e del lavoro dell’artigiano, dell’uomo "faber fortunae suae" si trovano nelle parole che Edward Lucie Smith pone a conclusione del capitolo primo della sua "Storia dell’artigianato": "La scelta della professione di artigiano è una decisione radicale presa spesso in segno di protesta contro un ambiente e un modello di vita disumanizzanti. Il nostro atteggiamento nei confronti di chi fa questo tipo di scelta è una curiosa miscela di gelosia, invidia e onesta ammirazione."

Tratto da "Culture, Danze e Popoli"
Comunità Montana Vallo di Diano - Febbraio 2007
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