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Il territorio della Comunità montana del Lagonegrese si presenta con una morfologia quanto mai variabile giacché si passa dall’aspro paesaggio dei massicci calcarei, più o meno modellati dal carsismo, alle pianure lacustri della Valle del Sinni e del Noce, dai boscosi massicci del Sirino ai desolati paesaggi argillosi (flysch) e delle sabbie e conglomerati (deposito fluviolacustri e alluvionali del Pliocene), dai circhi glaciali del M. Papa alle falesie che dal golfo di Policastro portano a Maratea fino al confine con la Calabria.
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II territorio della Comunità Montana del Lagonegrese si articola in più area e va da un punto di vista altimetrico dalla cima del monte Sirino (2.005 m s.l.m.) alla costa di Maratea sul Tirreno. Ha un’estensione di Km2.764,10 ed interessa 12 centri abitati.
II territorio del Lagonegrese, utilizzato sin dall’antichità per attività silvo-pastorali e per varie colture agricole nelle zone pedomontane, si presenta, dal punto di vista geomorfologico, differenziato a causa del dissesto idrogeologico e dei profondi movimenti franosi dovuti alla co-presenza di entrambi i complessi calcareo-dolomitico e calcareo-silico-marnoso propri del Lagonegrese e del flysch Mesozoico tipico del Cilento.
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Il territorio, molto vario, comprende coltivazioni agrarie intensive per circa 15.700 ha (20%), pratipascoli per circa 39-800 ha (52%), incolti e tare per circa 2.800 ha (2%), boschi per circa 18.900 ha (25%). Questi ultimi sono costituiti soprattutto da latifoglie (11.900 ha, pari al 63% della superficie), prevalentemente cerro, faggio e pioppo, boschi cedui (7.000 ha = 37%) in gran parte di quercia.
Sono anche presenti macchie di oleastro e lentisco. Un habitat ideale dal punto di vista micologico in quanto ricco di quasi tutte le essenze arboree tipiche dell’Italia meridionale. Questo ambito, globalmente, è caratterizzato da tre facies diverse per conformazione morfogeolitologica e per conduzione agro-vegetazionale, e da almeno due fasce fitoclimatiche. Infatti, dal punto di vista bioclimatico, l’intero territorio del Lagonegrese, dall’orografia molto tormentata e prevalentemente rocciosa, risente dell’influenza del mar Tirreno.
Vi si registra una precipitazione atmosferica elevata compresa tra i 1.800 ed i 2.200 mm annui e che, sul monte Sirino, si presenta sotto forma di neve copiosa e con innevamento che perdura per molti mesi. La temperatura minima invernale scende, in montagna, a valori molto bassi (-13 °C) mentre quella massima estiva, anche in riva al mare, non raggiunge valori molto alti (+35 °C).
Nell’ambiente meridionale, ricadente nel bacino idrografico del Lao-Mercure, si trovano i centri abitati di Castelluccio Inferiore, Castelluccio Superiore e Rotonda, ubicati ai piedi del massiccio del Pollino e inseriti nell’omonimo Parco Nazionale. |
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 I terreni formati prevalentemente da suoli bruni lisciviati, litosuoli e regosuoli, sono caratterizzati dalla presenza del pino loricato e condotti, essenzialmente, a boschi di faggio nelle aree di confine tra gli abitati. Gli habitat ecologici sono riconducibili, per buona parte del territorio, alla fascia montana e medio montana dell’Appennino Lucano, occupata soprattutto da faggeti e pascoli.
Le faggete più rigogliose si trovano nel Lagonegrese e sui rilievi del Pollino qui la faggeta è quasi sempre pura; la sottostante flora erbacea è costituita da ciclamino repando, dall’anemone appennininico, dalla fragola, dall’asperula odorosa, dall’aglio orsino. Tra gli arbusti che popolano la faggeta vi sono l’agrifoglio, il tasso e il melo selvatico.
La faggeta è un vero e proprio ecosistema in cui il picchio verde, il picchio rosso, il picchio nero e l’allocco vivono e nidificano. Spesso ai boschi di faggio succedono i pascoli di alto quota, che orlano le vette. Questi sono caratterizzate dalla presenza di graminacee annuali che trascorrono la stagione invernale in stato di seme, di labiate (origano, timo, lavanda) di specie spinosa come il cardo azzurro (Eryngium amethistinum L.).
A volte alla faggeta seguono superficie prive di vegetazione come si osserva sul monte Alpi di Latronico e sul gruppo del Sirino, dove si possono intravedere uccelli come il codirossone. L’entità naturalistica di maggiore rilievo sul Poliino e il pino loricato (Pinus leocodermis), testimonianze di antichi collegamenti tra la nostra penisola e quella Balcanica. |
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Sui pianori di altitudine d’estate è possibile osservare la genziana gialla, i prati ricchi di asfodeli dai fiori bianchi, o la “felce maschia” (Teriglium aquilinum L.). Il gruppo montuoso del sirino ospita alcune specie rare individuate dai botanici del XIX secolo quali la “Veccia del Sirino” (Vicea e due specie di Astragali: L’Astragalus sirinicus (Astragalo del Sirino) e L’Astragalus sempervirens spp. Gussonei Pignatti (Astragalo Spinoso) che formano estesi popolamenti dei 1800 metri ai 2000 metri sulle praterie sopra-silvatiche del massiccio.
Nei boschi vive il lupo e l’aquila reale. L’ambiente collinare e pedemontano è caratterizzato dalla presenza delle querce (cerro, roverella, farnetto e rovere) frammiste ad altre latifoglie quali carpini, olmi, aceri e sorbi molto diffusi sono i castagneti destinati alla produzione di legname oltre che del frutto. Sui tronchi di castagno e di quercia si trovo il cervo volante, Lucanus cervus L. il più grosso coleottero d’Europa, le cui larve si nutrono dei tronchi marcescenti.
La corteccia screpolata delle piante adulte è una ricca riserva per numerose specie di uccelli come la ghiandaia o il picchio muratore. Se l’ambiente è integro nella cavità dei tronchi nidifica l’allocco. Infine l’ambiente pedemontano rappresenta l’habitat naturale per la volpe, il riccio europeo, il cinghiale, lo scoiattolo e la gazza.
Gli arbusti e i cespugli come la ginestra di Spagna, la rosa canina, il biancospino, il prugnolo e i rovi durante le loro ricche e vistose fioriture attirano uccelli ed insetti. Soprattutto le rosacee costituiscono un habitat ideale per l’usignolo che d’inverno sta in Africa, lo scricciolo, uno dei più piccoli rappresentanti della fauna italiana, il cuculo migratore ed infine le averle che accumulano provviste infilzandole sui fili spinati delle recinzioni o sui rovi.
Dove l’ambiente collinare è pedemontano si sono verificati disboscamenti è stato talvolta necessario ricostituire la copertura arborea attraverso l’utilizzo anche di specie estranee alla flora locale, come pini, cipressi e cedri. La vegetazione arbustiva ed arborea che costeggia i corsi d’acqua è costituita principalmente dalla presenza di salici, pioppi ed ontani. Tra i primi si trovano più frequentemente il salicone, il salice di ripa, ed il salice bianco dai riflessi argentati, tra i pioppi vi sono il nero e il bianco, quest’ultimo sopravvive ancora su alcune isole fluviali.
Tra gli ontani in montagna si trova l’ontano nero, dalla figura conica e dai caratteristici semi che, grazie alle protuberanze laterali, galleggiano sull’acqua disseminando la specie lungo le sponde. Sulle rive inondate periodicamente dalle acque si trovano i farfaracci, dalle tipiche grandi foglie pelose. In corrispondenza delle anse ove l’acqua rallenta vegetano le canne palustri, i giunchi e le tamerici. Tra gli anfibi è possibile osservare il tritone crestato che preferisce le acque ferme, la salamandra pezzata, la salamandrina con la coda e le zampe rosso-arancio, le rane, le raganelle e i rospi.
Tra i rettili frequentatori dei luoghi umidi sono la biscia dal collare ed il cervone, tra gli uccelli che si ritrovano il martin pescatore dal piumaggio arancio e bluette, il merlo acquaiolo, che per brevi tratti spesso controcorrente riesce a nuotare sott’acqua, la ballerina gialla con la sua coda dai movimenti ritmici facilmente riconoscibile mentre si sposta lungo il greto del fiume, infine il alcuni corsi d’acqua sopravvivono esemplari di lontra difficilmente avvistabili a causa delle abitudini notturne. |
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